martedì 15 dicembre 2015

Il Comitato Si Può Fare chiede ai consiglieri regionali di votare contro il nuovo piano rifiuti

Nel prossimo consiglio regionale (16, 17 dicembre), sarà discussa la legge che renderà definitivo il Piano Regionale di trattamento dei rifiuti. Il Comitato Si Può Fare vi si oppone fermamente, perché oltre a non risolvere le inefficienze, farà aumentare le tasse sui rifiuti.

Siamo contrari a questo piano, che non affronta diversi punti critici della gestione rifiuti: in primo luogo, il monopolio, sancito dalla legge 63/87. Monopolio che impedisce di fatto ai territori e quindi ai Cittadini, di trarre profitto dalla qualità della loro raccolta differenziata.

E' stato scelto uno scenario che non va verso Rifiuti Zero, come si vorrebbe far intendere, perché non si è accolta la strada del porta a porta a spinto: l'unica che ci permette di applicare la tariffa puntuale e premiare i cittadini virtuosi.

E non vi è un solo riferimento ai possibili impianti da prendere in considerazione, come la Fabbrica dei Materiali, per far RISPARMIARE I CITTADINI!
 
Altre, numerose osservazioni al piano stesso, riportate da questo Comitato in fase di VAS, non hanno avuto risposta: non sono state integrate, ma nessuno ci ha spiegato per quale motivo.

Questo piano è stato redatto in fretta e furia, con la scusa di evitare la sanzione europea, che impone alla Valle di approvare un piano rifiuti entro la fine dell’anno.
E questo ci amareggia per l'ennesima volta, perché le richieste dell’Europa sono quelle che noi facciamo (inascoltati) da anni: si poteva agire con molto anticipo. Ora si fanno le cose, ma male e di corsa e stando sempre ovviamente attenti a non ledere alcuni interessi intoccabili.

Chiediamo pertanto a tutti i consiglieri regionali di votare contro il nuovo piano di gestione dei rifiuti
 



Comitato Si Può Fare
VdA, 14 dicembre 2015.
comitatodelsipuofare@gmail.com

venerdì 11 dicembre 2015

Un giorno di ordinaria spesa - 3a puntata

Riceviamo dal Meetup Bassa Valle d'Aosta e volentieri pubblichiamo.
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Ciao a tutti,
apriamo per il meetup Bassa Valle d'Aosta la rubrica "Un giorno di ordinaria spesa".

L'acquisto è il motore della nostra economia e di fatto, della nostra vita. Lavoriamo per avere un reddito, un reddito che ci serve per acquistare beni e servizi.

Quindi, tutto ciò che viene prodotto nel mondo, viene prodotto con l'unico scopo di essere acquistato da noi. Questo significa che il "COSA" e il "COME" compriamo, può influenzare molto il mondo in cui viviamo: è più siamo a scegliere di acquistare in modo consapevole, maggiore sarà l'influenza positiva che avremo sul mondo.

Oggi vi porto all'attenzione una piccola spesa.

Sono solo alcuni saponi e un paio di etti di due tipologie di affettati.
Cominciamo proprio da questi ultimi 



Sarà certamente capitato anche a voi di andare in un supermercato, di comprare degli affettati e di vederveli insacchettare prima nella plastica, per poi imbustarli in un pacco di carta. Bene. Molti supermercati consentono di portare il proprio contenitore da casa. Risultato: il prodotto viene messo così com'è nel "MIO" contenitore, senza un solo grammo di rifiuto. Ovviamente è sempre meglio prediligere prodotti del territorio, magari dal macellaio di fiducia (ci perdonino i vegetariani, è solo come esempio).
Doppio vantaggio, zero rifiuti di carta e plastica, pochissima anidride carbonica bruciata per il trasporto.

Ma proseguiamo: il secondo acquisto consapevole sono 3 prodotti per la cura personale. Uno shampoo, un sapone per il corpo e uno per uso intimo. 



Attenzione però, questi prodotti sono alla spina.
Questi in particolare sono stati acquistati ad Ivrea, ma anche ad Aosta ci sono alcuni negozi che consentono tale acquisto. Sono pochi, ancora, ma potrebbero diffondersi, se si diffonde questa pratica dei prodotti alla spina. Più diffusi i detersivi, di cui parleremo prossimamente.
Finisce qui questa prima puntata di "Un giorno di ordinaria spesa": con giusto un paio di spunti, di idee, su cui riflettere.


Ricordate sempre, il mondo si cambia un'azione consapevole alla volta.

mercoledì 2 dicembre 2015

Due video che spiegano il TTIP in qualche minuto

Ecco a voi un paio di video sul TTIP

Il primo è un servizio Rai della Valle d'Aosta, della serata del 13 novembre scorso, organizzata dal Meetup Bassa Valle d'Aosta.






Il secondo è un breve video, consigliatoci da Altra VdA, che spiega i pericoli legati alla clausola ISDS


 

Perché del TTIP bisogna parlare.

lunedì 23 novembre 2015

Piro-Multa: la paghino i politici responsabili

Comitato "Si Può Fare"
     
L'eventuale multa va pagata dai politici direttamente responsabili, i cui nomi sono chiaramente scritti nei verbali delle sedute consiliari.

Al minuto 11.15 intervista a Paolo Meneghini
> > http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-bf49dc07-0865-4459-8a5e-0c990869668e-tgr.html#p=0



Al minuto 02.35 VIDEO interviste TG RAI al Comitato "Si Può Fare" e "Valle Virtuosa"

 > > http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-5014f201-271c-41ed-9dc4-47646793d2c3-tgr.html










martedì 3 novembre 2015

La fantastica storia di Giulio Re

Giulio Re era un importante amministratore di condomini. Era conosciuto per la sua laboriosità ed efficienza ma, secondo alcuni inquilini, era un po’ troppo autoritario e decisionista.

Un giorno di alcuni anni fa, il Dott. Re decise che era giunto il momento di cambiare la vecchia centrale termica a gasolio che serviva il gruppo di fabbricati che amministrava, il condominio Nuova Speranza. Si rivolse, per avere consiglio, a degli amici fidati che gli suggerirono di rivolgersi ad un ditta che era in grado di offrire una caldaia molto avanzata, che prometteva prestazioni eccezionali. Il prezzo era un po’alto, ma vista l’eccezionalità del prodotto, il Dott. Re decise, in quattro e quattr’otto, che quella era la caldaia che faceva per lui.

La maggior parte dei condomini accettò senza discutere la scelta fatta dal Dott. Re. La nuova caldaia era costosa, ma visto l’entusiasmo con cui ne parlava il Dott. Re, per evitare di scontrarsi con il suo “caratterino” autoritario e per il buon vivere, pochi avevano avuto il coraggio di obbiettare.

Se non fosse stato per un piccolo gruppo di inquilini impiccioni, fissati di volere “salvare l mondo” tutto sarebbe filato liscio, ma...

Gli impiccioni cominciarono a chiedere in giro. Qualcuno cominciò fare ricerche su internet per vedere se effettivamente la caldaia proposta dal Dott. Re fosse davvero affidabile e sicura. Si scoprì che la tecnologia che adottava non era così sperimentata ed affidabile come voleva far credere il Dottore.

Il dubbio cominciò a serpeggiare. Alcuni degli Impiccioni arrivarono a chiedere aiuto a dei professionisti che, fatti due conti, dissero che la “caldaia del Re” era costosa anche perché sovradimensionata.
 
Se si fosse fatto un intervento di ristrutturazione energetica dei fabbricati e sui tetti si fossero messi pannelli solari e fotovoltaici, la centrale termica avrebbe potuto essere molto più piccola, la spesa iniziale sarebbe stata circa la stessa ma si sarebbero contenuti in modo definitivo i consumi di metano e l’inquinamento.

Gli Impiccioni cominciarono a visitare i condomini proponendo loro di firmare una lettera in cui si chiedeva al Re di aspettare a perfezionare il contratto di affidamento dei lavori per poter mettere a confronto il sistema di riscaldamento basato sulla “caldaia del Re” con uno basato su una caldaia tradizionale, molto più piccola perché dimensionata sulle necessità energetiche dei loro fabbricati dopo la ristrutturazione.

Il Re, che era un decisionista, quando vide la lettera, disse ai condomini che il suo sistema era il migliore, che gli Impiccioni erano degli sprovveduti male informati e che il suo progetto sarebbe andato avanti come stabilito.

Gli Impiccioni, offesi per non essere stati presi neppure in considerazione, anziché rassegnarsi andarono a leggere lo statuto del condominio per vedere se vi fosse un modo per obbligare il Re a dar loro retta. Scoprirono che il 5% dei condomini potevano convocare una Assemblea di Condominio che, se fossero stati presenti almeno il 45% dei proprietari, avrebbe potuto decidere quale sistema adottare in barba a quel prepotente del Dott. Re.

Gli impiccioni ritornarono a visitare i condomini, ormai si erano fatti una cultura in materia di riscaldamento e di ristrutturazioni energetiche e non fu per loro difficile convincere ben più del 5% di loro a firmare la lettera di convocazione dell’Assemblea.
Alcuni inquilini, i più influenti perché proprietari di più di un appartamento, rinnovarono l’invito al Dott. Re di aspettare il pronunciamento dell’Assemblea prima di firmare il contratto che, nel frattempo, era già stato preparato.
Le imprese incaricate di fare i lavori avrebbero di certo chiesto un risarcimento se l’Assemblea avesse bocciato il progetto. Il Dott. Re, senza pensarci due volte, disse che non c’era un piano B. Il suo progetto sarebbe stato certamente realizzato perché, alla fine, la maggioranza dei condomini gli avrebbe dato retta e non sarebbe andati all’Assemblea impedendo il raggiungimento del quorum.

Contro tutte le aspettative l’Assemblea raggiunse il quorum e la stragrande maggioranza dei condomini presenti bocciò il progetto del Dott. Re.

Il Dott. Re non si perse d’animo, fece buon viso a cattiva sorte e finse di accettare la volontà della maggioranza. In realtà cominciò a fare melina ritardando con tutte le scuse la progettazione degli interventi di ristrutturazione chiesti dagli inquilini. Il Dott. Re rassicurò gli amici: Lui avrebbe trovato il modo per riprendere il controllo della situazione.

Lui era amico del Sindaco, Lo avrebbe convinto a cambiare il piano regolatore rendendo obbligatorio l’uso della Sua caldaia. Il Sindaco spiegò al Dott. Re che, anche con tutta la buona volontà, il massimo che poteva fare era emanare una ordinanza che diceva che chiunque avesse voluto avrebbe potuto installare la caldaia tipo Re, ma che non poteva imporla perché sarebbe stato contro il diritto di proprietà ed il libero mercato.

Il Dott. Re messo alle strette dagli inquilini, alla fine dovette assegnare ad uno Studio di Progettisti suoi amici la predisposizione di un progetto di ristrutturazione che, almeno apparentemente, avrebbe dovuto rispettare la volontà dell’Assemblea dei condomini. Nonostante i ritardi e il rallentamento dei tempi di realizzazione dei lavori, i primi interventi dimostrarono che la ristrutturazione voluta dagli Impiccioni poteva dare buoni risultati riducendo consumi e spese.

Il Dott. Re era amareggiato, ne andava della sua credibilità, non poteva deludere gli amici che lo avevano così bene consigliato. Quelle povere ditte che si erano sbattute per progettare il suo sistema di riscaldamento non dovevano rimetterci. D’accordo con loro decise di fare ricorso ad una Importante Agenzia di Recupero Crediti che avrebbe ingiunto al condominio Nuova Speranza di far iniziare i lavori per la nuova centrale termica, se ciò non fosse avvenuto, i condomini avrebbero dovuto pagare un indennizzo pari al 10% dell’intero importo dei lavori.

La lettera di ingiunzione, in qualità di Amministratore, fu indirizzata al Dott.Re che si premurò di rigirarla immediatamente, per conoscenza, ai condomini. I condomini, preoccupati di dover affrontare inutili spese, anziché cedere alle minacce dell’Agenzia, come sperava il Re, andarono a chiedere aiuto agli Impiccioni.

Secondo quegli sfrontati non era accettabile né costruire una nuova caldaia che, in seguito ai lavori di ristrutturazione dei fabbricati, sarebbe stata ancora più sovradimensionata, né pagare un indennizzo milionario.

Gli Impiccioni rassicurarono i condomini: c’erano le prove che il Re aveva stipulato il contratto della mega caldaia dopo che l’Assemblea era stata convocata. Se il condominio Nuova Speranza avessero fatto causa aveva buone probabilità di vincerla. Era evidente, infatti, che i problemi li aveva creati l’Amministratore che, trascurando le più elementari norme di educazione e di prudenza, aveva firmato il contratto senza aspettare le decisioni dell’Assemblea.

Il Giudice diede ragione ai condomini e il Dott. Giulio Re dovette pagare un mega risarcimento alle ditte amiche dei suoi “amici”. I condomini, che avevano capito la lezione, convocarono una nuova Assemblea che, a stragrande maggioranza, decise di licenziare il Dott. Re. Da allora in poi i conti del condominio Nuova Speranza furono controllati da un comitato di inquilini. 


giovedì 22 ottobre 2015

Pirogassificatore, il Tar: l’appalto è valido. E adesso?




Sembra uno di quegli incubi da cui non ci si riesce a svegliare.



Ci sono state le petizioni, il referendum propositivo, gli incontri con gli amministratori e le delibere, della giunta prima e del consiglio regionale poi. Sembrava chiaro a tutti, senza possibilità di interpretazione, che la scelta di incenerire i rifiuti non è un’opzione attuabile in Valle d’Aosta.

La sentenza del Tar lascia l’amaro in bocca. Il ricorso è della società Noy Ambiente, di cui fa parte anche Valeco, partecipata regionale, pagata con i soldi di quei cittadini che hanno detto “NO!” alla costruzione dell’inceneritore. Ora, come si permetta una società pagata dai cittadini, di andare contro la società civile, è qualcosa che lascia sgomenti.


E’ una sentenza che arriva dopo un percorso lungo e articolato, che ha visto spesso il Comitato Si Può Fare come protagonista, nella definizione di un modello innovativo. Un modello che è già stato adottato da più di 200 comuni italiani, con risultati eccezionali, nel rispetto della salute e dell’ambiente, oltre che del risparmio, sia per le amministrazioni che per i cittadini.


Un po’ increduli, ci interroghiamo. Cosa succederà ora?


Una cosa è certa: non permetteremo MAI che l’appalto del Pirogassificatore parta! Pretendiamo una presa di posizione netta e forte, da parte del governo regionale e di tutte le forze politiche presenti in consiglio. Non ci arrenderemo a consegnare la nostra regione in mano a chi specula sulla distruzione dell’ambiente.

domenica 6 settembre 2015

Il Comitato "Si può fare" chiede modifiche radicali al Piano Regionale di Gestione Rifiuti


Nel corso di una conferenza stampa, il Comitato Si può Fare ha presentato le modifiche al Piano di Gestione dei Rifiuti  - raccolte dal Comitato stesso in un documento sottoscritto da 19 associazioni (vedi in calce l'elenco ).

Il Comitato annuncia inoltre che è partita la raccolta-firme a sostegno della propria PETIZIONE, che viene proposta a tutti i cittadini (vedi sotto).

“Redigere un Piano di Gestione dei Rifiuti che tenga conto delle linee votate all’unanimità dal Consiglio Regionale della Valle d’Aosta è un problema tecnico che in altre parti d’Italia è stato risolto con successo ottenendo anche un risparmio per i cittadini”. 
In che modo? 

“Uniformando il servizio su tutto il territorio regionale - spiega il Comitato - introducendo la raccolta differenziata dell’organico in tutto il territorio regionale, incentivando il compostaggio domestico e collettivo dei rifiuti organici soprattutto nei centri rurali, adottando la raccolta domiciliare in tutti i centri a maggior densità abitativa lasciando la raccolta stradale, in forma marginale, solamente nelle zone più disperse ed isolate,
> > > VIDEO-INTERVISTA

applicando una tariffa basata sulla effettiva quantità di rifiuti indifferenziati prodotti e trattando tutti i rifiuti indifferenziati in una “Fabbrica dei Materiali” - che estragga i materiali ancora riciclabili e che stabilizzi quelli che non lo sono, prima di smaltirli in modo conforme alla legge in discarica”.


Il Comitato chiede otto modifiche al Piano. In primo luogo, l’individuazione di un nuovo modello organizzativo e societario che consenta di sviluppare condizioni commerciali favorevoli al raggiungimento degli obiettivi.

“Lo suggerisce il buon senso e lo conferma l’esperienza pratica – spiegano le associazioni – affinché un sistema di gestione dei rifiuti funzioni “correttamente” bisogna che gli interessi economici e commerciali di chi si occupa di raccolta e selezione siano chiaramente distinti da quelli di chi si occupa di smaltimento”. 

Invece l’attuale gestione dello smaltimento dei rifiuti indifferenziati e la valorizzazione di quelli differenziati, è affidata dalla Regione a un solo soggetto,  la > > società Valeco, compartecipata al 20% dalla Amministrazione stessa.
Questo crea  un monopolio e un conflitto di interessi che hanno impedito un “corretto” sviluppo della raccolta differenziata che da anni è bloccata sotto i limiti minimi imposti dalla legge”.


Tra gli altri punti c’è la definizione, all’interno di ciascun subATO, delle zone in cui verrà attivata la raccolta domiciliare; il mantenimento della raccolta stradale nelle zone assegnate a quella domiciliare solo in via transitoria; l’aggregazione dei subATO attorno ai modelli più efficienti; evitare inutili spostamenti dei rifiuti; l’interpretazione univoca e certa della normativa;
rivedere il posizionamento degli impianti che la Regione impone di costruire a Brissogne; l’inserimento tra i parametri da monitorare le tariffe pagate dagli utenti.

In merito a questo ultimo aspetto, il Comitato Si può fare spiega che “la Valutazione Strategica Ambientale non può accettare un PRGR che, oltre a preoccuparsi di monitorare i parametri che consentono di valutare il raggiungimento dei limiti di legge, non tenga nella dovuta considerazione le tariffe pagate dagli utenti, che rappresentano il parametro fondamentale per valutare l’efficienza del sistema”.

Documento sottoscritto da:
Altravda,  Mov.5stelle,  ValleVirtuosa,  Libera,  Cibo è Salute,  Lega ambiente,  
Union valdotain progressiste,  l'Agrou,  Decrescita felice,   Isde medici per l'ambiente vda,  
Arci-espace populaire,  Scuola di Pace,  Rifondazione comunista,  Gas arci,  Codacons,  Amici del viale della pace,  Dora,  Opposizione Cgil,  Attac vda,  Comitato civico Nus  
(... altri in arrivo...)

> > > il testo Integrale del documento 

oppure   > >  la Sintesi



PETIZIONE

 per porre fine alla gestione monopolistica
dei rifiuti in Valle d’Aosta

 Il Nuovo Piano di Gestione dei Rifiuti è in fase di approvazione da parte dell'Amministrazione regionale.
Il Comitato “Si Può Fare”, che è nato per difendere l’esito del referendum e vigilare sull’adozione di una corretta gestione dei rifiuti in Valle d’Aosta, non può astenersi dal denunciare che il nuovo Piano non affronterà il nodo strutturale primario che l’ha sempre ostacolata.
Lo sviluppo di una futura corretta gestione dei rifiuti è di fatto impedita dal fatto che l'Amministrazione non modifichi la Legge Regionale 63/87 che assegna al gestore della discarica di Brissogne sia lo smaltimento dei rifiuti indifferenziati che la valorizzazione di quelli differenziati. Contrariamente al buon senso ed alle più elementari norme di trasparenza amministrativa si vuole mantenere un monopolio che ha consentito di praticare una politica tariffaria volta a premiare lo smaltimento a basso costo in discarica di rifiuti non trattati a scapito della corretta valorizzazione di quelli differenziati.
Il mantenimento di detto meccanismo continuerà a permettere di utilizzare i ricavi derivanti dalla “vendita” dei materiali riciclabili per tenere artificialmente bassa la tariffa di smaltimento dell’indifferenziato. Questa scelta, nonostante le misure introdotte dal Nuovo Piano, continuerà a rendere antieconomica l’adozione di sistemi di raccolta domiciliare.
Con la presente petizione, al fine di eliminare il conflitto di interessi appena evidenziato
chiediamo all’Amministrazione Regionale
di modificare la Legge Regionale 63/87 assegnando a soggetti diversi la gestione del flusso dei rifiuti indifferenziati e quello dei rifiuti differenziati.
In questo modo, chi gestisce la discarica si occuperà esclusivamente dello smaltimento dei rifiuti indifferenziati e chi si occuperà della raccolta dei rifiuti (Unités des Communes e Comune di Aosta) potrà gestire in modo autonomo la valorizzazione dei materiali differenziati.

Per incrementare le entrate derivanti dal conferimento dei materiali riciclabili al CONAI o al libero mercato delle materie prime seconde e per contenere le spese di smaltimento, chi fa la raccolta dei rifiuti sarà naturalmente indotto a massimizzare qualità e quantità dei materiali differenziati. Ciò instaurerà un circolo virtuoso che porterà chi fa la raccolta ad ottimizzare il sistema.
Poiché le quantità dei rifiuti destinati a smaltimento sono destinate inesorabilmente a decrescere, la Gestione della discarica dovrà essere affidata ad una società a totale controllo pubblico che,
non avendo scopo di lucro, non abbia altro fine che contenere al massimo gli impatti ambientali. 

Comitato Si Può Fare    Aosta
 
*Testo per gentile concessione del blog Altra Valle d'Aosta

mercoledì 12 agosto 2015

Blocca lo Sblocca Italia - 2

“Il Comitato Si Può Fare ritiene che il Decreto "Sblocca Italia" varato dal Governo Renzi il 13 settembre scorso rappresenti un attacco senza precedenti all'ambiente.”
Queste parole le scrivemmo ad ottobre del 2014, prendendo posizione contro il disastroso decreto Sblocca Italia. Ad un anno di distanza, possiamo dire che avevamo ragione. E’, infatti, stato emanato, il 29 luglio, il decreto attuativo che autorizza la costruzione di 12 nuovi inceneritori, in 10 regioni d’Italia. Inceneritori che Renzi definisce 'strategici' ignorando le indicazioni contrarie dell’Unione Europea e rischiando di farci colpire da nuove sanzioni.

E noi? Oggi siamo in un momento cruciale in Valle d’Aosta. E’ notizia di oggi che Aosta è tra i comuni italiani in cui negli ultimi cinque anni è stato registrato l'aumento maggiore della tariffa sui rifiuti e ciò non dipende dall’effettiva produzione di rifiuti, il conto salato presentato alle famiglie (e alle imprese) dipende dal tasso di inefficienza della gestione.

Nei prossimi mesi verrà approvato il nuovo piano regionale, che segnerà l’agenda futura nella gestione dei rifiuti per la nostra regione. Il Comitato ha studiato attentamente il piano, il quale presenta moltissime criticità: depositeremo, per tale motivo, una memoria molto dettagliata.

A tale proposito lanciamo una sfida a tutte le forze politiche regionali: ribadiscano con noi l’assoluta contrarietà agli inceneritori, non solo in Valle d’Aosta, ma ovunque. Ribadiscano, attraverso il nuovo piano regionale, la necessità di andare verso un modello di sviluppo sostenibile, a Rifiuti Zero, come chiesto dai cittadini Valdostani nel referendum del 18 novembre 2012.

Contrastare lo Sblocca Italia è un impegno che va assunto affinché la bellezza del nostro Paese e la salute dei Suoi cittadini non vengano definitivamente sacrificate sull'altare degli interessi di pochi affaristi dei rifiuti.


sabato 8 agosto 2015

MISURE PER L'ECONOMIA CIRCOLARE E RIFORMA DEL SISTEMA CONAI



Ciao a tutti,

oggi vi vogliamo segnalare questa proposta di legge, presente sul portale del MoVimento 5 Stelle.


Perché riteniamo molto importante questa proposta? Prima di tutto perché stabilisce in modo chiaro il concetto di "Chi inquina paga". Ovvero, se produci qualcosa e nel farlo inquini molto, devi pagare di più, per il semplice motivo che inquinamento, smaltimento e perfino le cure per i mali provocati da tale prodotto sono a carico dello stato e cioè del contribuente.

Ma cosa ancora più interessante, sono alcuni degli strumenti introdotti per andare verso i "Rifiuti Zero"

Viene ad esempio introdotto il concetto di:

"ee)"compostaggio di comunità": compostaggio della frazione organica dei rifiuti urbani effettuato collettivamente da più utenze domestiche e non, al fine dell'utilizzo in sito del compost prodotto da parte delle utenze conferenti. E' ammessa la cessione a terzi previa certificazione di "compost di qualità" ai sensi dell'allegato 2 del Decreto Legislativo 29 aprile 2010 n.75 e successive modificazioni";

Attualmente realizzare le compostiere di comunità è molto complicato: tanto è che nel nuovo piano regionale dei rifiuti per la Valle d'Aosta, questa pratica viene scoraggiata proprio per via dell'incertezza normativa.


Altro concetto introdotto è l'etichettatura

"b) di pubblicizzazione in etichetta delle informazioni relative alla dichiarazione ambientale di prodotto (DAP) ai sensi delle norme ISO-14025 e della percentuale di incidenza dell'impatto ambientale sul prezzo finale del prodotto;

Paghiamo quello che compriamo? O meglio, il costo del prodotto che acquistiamo, tiene conto di tutti gli impatti ecologici che la sua produzione provoca?

Attualmente no. I costi, soprattutto i prodotti delle multinazioni, utilizzano un meccanismo di "esternalizzazione": significa semplicemente che il prezzo sull'etichetta del prodotto rappresenta solo una parte del costo. Il resto viene "esternalizzato": ad esempio sfruttando popolazioni del terzo mondo e inquinando da un'altra parte, dove magari inquinare non è reato.

Vi invitiamo pertanto a commentare per contribuire al suo miglioramento.

Chi è iscritto alla piattaforma del MoVimento può farlo direttamente là. Chi non lo è, può aggiungere commenti, suggerimenti o obiezioni commentando direttamente questo post e vi promettiamo che saranno riportati alla parlamentare di riferimento, Paola Nugnes.


mercoledì 8 luglio 2015

Comunicato stampa - Libera Valle d'Aosta

A seguito dell’inchiesta Mafia Capitale che sta interessando anche la nostra regione, come cittadini e membri dell’associazione Libera VdA, chiediamo che l’attenzione sia quanto mai alta rispetto ai temi dell’infiltrazione e penetrazione mafiosa nel nostro territorio.

Lo chiediamo in primis alle istituzioni, domandando loro perché non si sia vigilato a sufficienza dal 2012, data in cui la “Vivenda SpA” si è aggiudicata due importanti appalti, ad oggi In particolare, lo chiediamo a chi rivestiva allora e riveste oggi i rispettivi incarichi di assessore regionale e comunale alle Politiche Sociali. Chiediamo inoltre di non dimenticare che la “Vivenda SpA” ha sub appaltato dei servizi alla cooperativa “Leone Rosso”. 

Come cittadini, come membri del coordinamento valdostano di Libera crediamo, nell’ottica della massima trasparenza, che sia importante fare chiarezza rispetto a questi aspetti.

Per Libera Valle d’Aosta
Marika Demaria
Referente regionale


lunedì 29 giugno 2015

Ad Aosta il porta a porta rientra dalla finestra

Si dice che il tempo sia galantuomo: ecco che per i punti tecnologici per la  raccolta  dei rifiuti nel centro storico di Aosta, questo detto si rivela quanto mai vero.

Ricordiamo bene le molte polemiche, quando la precedente amministrazione comunale decise di cambiare il metodo di raccolta. Ci fu un duro botta e risposta, tra il Comitato Si Può Fare e i dirigenti del Comune (parliamo del febbraio scorso), perché secondo le esperienze raccolte in diverse parti di Italia, non solo da noi, ma anche dai consiglieri regionali, pareva evidente che abbandonare il porta a porta, per passare alle “ecoisole” era non solo anacronistico, ma poco pratico e poco economico.

E’ bastato un solo mese di prova, perché i commercianti infuriati chiedessero di tornare al vecchio sistema, cambiando semplicemente gli orari.
La celebre frase “Ve l’avevamo detto” non può rendere l’idea del fallimento di questo esperimento.
Il pasticcio però è totale: di nuovo porta a porta per i commercianti con una tassa in più, ecoisole per i malcapitati abitanti del centro, porta a porta per tutti fuori dal centro. Perseveranza nella follia oltre che una palese violazione dell’appalto: non si capisce infatti perché i commercianti debbano pagare una sovrattassa, per avere il porta a porta che è previsto nel contratto di gestione della raccolta rifiuti.

Un piccolo elenco delle falle del sistema di raccolta dei cosiddetti punti tecnologici:
 
1 - E’ impossibile controllare e rintracciare chi sbaglia
 
2 - I contenitori sono troppo alti, lo sportello è pesante e non rimane aperto autonomamente, ricade sulle mani dei fruitori e assicuriamo che la sensazione non è per nulla piacevole. Se non si è accompagnati da una seconda persona, si fa davvero molta fatica a conferire
 
3 - Si sono presto verificati abbandoni di sacchi lungo le strade e ai piedi delle stesse isole
 
4 - Alcune tessere hanno dato problemi (dopo un solo mese)
 
5 - Nessuno ha considerato il conferimento in caso di forte maltempo o neve

6 - Nessuno ha pensato di regolare i cassonetti per i commercianti e ristoratori: le aperture sono troppo piccole e permettono l’inserimento di una bottiglia di vetro alla volta, nonché quantità di frazione organica ridicole per un gestore di bar e ristoranti.


Non smetteremo mai di ripeterlo: l’unico modo per una raccolta differenziata efficace, per un vero abbattimento della produzione dei rifiuti e soprattutto per un abbattimento dei costi è la strategia Rifiuti Zero.
I 3 punti fondamentali sono la separazione dell’umido, il porta a porta e la tariffa puntuale.

Non lo diciamo noi, lo dicono i dati di quelle città e territori, che hanno adottato questa strategia.

Speriamo che l’amministrazione sia più ben disposta ad accettare i consigli e l’aiuto delle associazioni e dei movimenti che compongono il Comitato, perché dietro le nostre osservazioni non vi è alcuna battaglia politica, ma solo la volontà di migliorare l’ambiente, la salute e soprattutto il portafoglio di tutti i cittadini.



venerdì 20 febbraio 2015

Le bugie sulla gestione rifiuti di Aosta

Costo dei rifiuti nella città di Aosta

In data 18 febbraio, numerose testate online, hanno riportato l’opinione di Luca Lattanzi e Marco Framarin (rispettivamente consigliere e dirigente del comune di Aosta), in merito all’aumento di costo di gestione dei rifiuti per la città di Aosta.

Secondo il Comitato Si Può Fare, le affermazioni riportate sono alquanto fuorvianti e inesatte e meritano puntuali osservazioni.

Innanzitutto è necessario parlare della relazione costi/porta a porta: il dirigente Framarin lascia intendere che fare il porta a porta e separare la frazione organica, faccia lievitare i prezzi, perché il sistema di raccolta risulta più complesso e dispendioso. Il dott. Framarin, evidentemente, non ha partecipato ai numerosi convegni proposti nel dopo referendum, né ha parlato con i consiglieri regionali, che hanno visitato altre realtà italiane simili alla nostra dove, applicando correttamente quegli stessi strumenti, le tariffe dei rifiuti per il cittadino risultano 1⁄3 delle nostre.

Pertanto l’equazione: raccolta porta a porta = più costi è FALSA!

Laddove poi vengono citati i costi di smaltimento, ecco che si scoperchia un bel vaso di Pandora.

Il costo della nostra discarica è tra i più bassi d’Italia. Come è possibile? Tutto ciò è frutto di una sciagurata legge regionale (63/1987) che affida il monopolio della gestione di tutti i rifiuti (differenziati e non) ad un’unica società (Valeco).

I costi sono stati artificiosamente tenuti bassi e questo da un lato ha impedito che si instaurasse il circolo virtuoso che incentiva la raccolta differenziata; dall’altro ha portato la nostra discarica a crescere in maniera smisurata ed ecco che ora, obbligatoriamente, i prezzi di conferimento esplodono. Aumenteranno ancora, di molto, perché lo spazio è esaurito a causa dei ritardi e della mala gestione L’applicazione del porta a porta e della raccolta dell’organico avrebbero impedito questo scempio ma volutamente non sono state introdotte.

Il meccanismo è noto ed ampiamente sperimentato. Come dimostrano le emblematiche esperienze fatte nel Lazio ed in Campania basse tariffe di conferimento in discarica impediscono il decollo della raccolta differenziata a vantaggio dei gestori delle discariche che conseguono guadagni consistenti e sicuri grazie ad un ininterrotto flusso di tal quale.

In Valle d'Aosta, infatti, nonostante il porta a porta ad Aosta e in alcuni comuni a macchia di leopardo (rigorosamente senza la raccolta dell’organico) la RD è ferma da anni al 46% (si sarebbe dovuto raggiungere il 65% entro il 2012).

Ora vorrebbero far credere ai cittadini che per colpa di chi ha a cuore il nostro ambiente e la nostra salute (nonché il nostro portafogli), i costi stanno aumentando. Ebbene non è così.

Per legge le tariffe pagate dagli utenti devono coprire interamente i costi del sistema di gestione dei rifiuti. La ragione per cui si è imposta la sopraccitata regola è quella di responsabilizzare gli amministratori consentendo ai cittadini di controllare la bontà del loro operato.

E’ evidente infatti che, se il sistema di gestione dei rifiuti è efficiente (ben progettato e amministrato nell’interesse esclusivo degli utenti), le tariffe saranno basse, mentre se il sistema è inefficiente (governato in modo clientelare e parassitario) i costi saranno alti.

Inoltre, onde evitare facili esternazioni, da parte dei nostalgici dell’incenerimento, apprendiamo dai quotidiani locali, che la splendida Chamonix, che spesso prendiamo a modello, risulta avere un livello di inquinamento più alto della città di Parigi. Amministratori infuriati sono in rivolta e chiedono di chiudere l’impianto di incenerimento, colpevole di disperdere veleni in una valle bellissima, ma chiusa, dove gli inquinanti non possono disperdersi. Ci ricorda qualcosa?

Invitiamo pertanto i tecnici comunali e regionali a dare uno sguardo al resto del mondo: le pratiche virtuose come la tariffa puntuale, il porta a porta, la separazione dell’organico e la raccolta differenziata spinta, ovunque applicate hanno portato ad un abbattimento dei costi, sia per le amministrazioni, ma soprattutto per la bolletta dei cittadini.

Il Comitato Si Può Fare



martedì 20 gennaio 2015

LETTERA APERTA

LETTERA APERTA

Gentilissimo Presidente Ornella Badery,
apprendiamo che la Comunità Montana Mont Rose, da Lei presieduta, ha stabilito un calendario d'incontri per “coinvolgere i cittadini sul problema rifiuti e per spiegare il nuovo servizio di gestione della raccolta e trasporto dei rifiuti urbani”.
Riteniamo fondamentale il coinvolgimento dei cittadini, ma ci permettiamo di ribadire che la popolazione va coinvolta in fase preliminarenon dopo aver ormai preso le decisioni. Prezioso è infatti l'apporto che la cittadinanza può dare se informata e resa partecipe. Imponendo le scelte e non condividendo i processi decisionali non ci si deve stupire se poi il cittadino non ha più fiducia nella classe politica né, tanto meno, nelle istituzioni. Ci chiediamo allora: che cosa spaventa tanto?
Ancora una volta Le scriviamo in merito ad alcune problematiche che pensiamo sia corretto formalizzare, vista la spesa “salata” che la raccolta rifiuti comporterà per ogni cittadino della Mont Rose.
Lei, Presidente Badery, più volte ha sostenuto che la sua amministrazione opera per “puro spirito di servizio ragionato del mandato a favore dei cittadini e nei limiti delle norme a garanzia dell'operato delle pubbliche amministrazioni”, chiedendo poi, giustamente, ai cittadini, un’attenzione costante, mirata alla differenziazione dei rifiuti urbani al fine di non aumentarne i costi. Noi riteniamo, in difesa degli stessi, che la medesima attenzione la debba porre anche la Pubblica Amministrazione nelle sue scelte, ancor più in questo momento di grave crisi economica, prevedendo attente e precise valutazioni sugli effetti economici e di efficacia delle proprie scelte.
Al fine di porre la dovuta attenzione, come richiesto correttamente dal cittadino, su come vengono spese le risorse della collettività e dovendo, in capo alla Pubblica Amministrazione, garantire trasparenza e certezza delle regole, avremmo alcune domande da porle in merito:
1) Per l'aggiudicazione dell'appalto di raccolta e trasporto rifiuti, in cui sono state valutate n° 4 offerte, sono stati incaricati n° 4 funzionari delle altre comunità montane valdostane e il loro compenso per l'attività della commissione ammonta a € 7.917,93 (€ 6.000 con determina n. 214/14, più ulteriori € 1.917,93 con determina n. 237/14 ). Considerato che le operazioni di gara si sono svolte in 4 giornate, ad ogni singolo funzionario verrà corrisposto € 500 a giornata. Pur comprendendo il necessario impegno, la responsabilità del caso ed il disagio per il viaggio, che certamente va rimborsato, essendo le somme a pura discrezionalità dell’Ente, in quanto stabilite da proprio regolamento, ritiene che gli importi siano congrui?
Da semplici cittadini, ci saremmo aspettati che, utilizzando un funzionario pubblico piuttosto che un libero professionista, ciò comportasse un risparmio di spesa, non un aggravio, anche considerando il periodo di crisi e che alcuni onesti lavoratori vengono retribuiti 600 € al mese. Non si mette in dubbio la professionalità dei funzionari, ma l'opportunità di rimborsare dei dipendenti pubblici che sono comunque salariati con un compenso che, forse, poteva essere risparmiato.
2) Risulta che a seguito della chiusura della procedura di gara in favore della ditta DE VIZIA TRANSFER S.p.A. di Torino, avvenuta il 10 dicembre 2014, il giorno 30 dicembre 2014, quindi esattamente 20 giorni dopo l’aggiudicazione, si sia incaricato, per una collaborazione per il supporto al RUP, lo studio legale Roullet di Saint-Christophe, per un importo pari a € 3.172,00 euro (come da preventivo pervenuto in data 19 dicembre 2014), allo scopo di poter predisporre gli atti tecnici ed amministrativi necessari per indire la gara di appalto. La questione sembra quanto meno anomala e non risulta che sia possibile incaricare professionisti, seppur stimati, per attività già concluse. La vicenda non Le sembra alquanto bizzarra ?
Lei può comprendere che a degli onesti cittadini gli episodi di cui sopra possano creare sconcerto e disappunto in quanto, dalla lettura della documentazione, ci sembra che si continui ad utilizzare denaro pubblico senza porsi troppi scrupoli e nell'ottica che poi tanto saranno i cittadini stessi a dover coprire l'intero costo del servizio rifiuti.
Auspicando un tempestivo, quanto chiarificatore, riscontro è gradita l'occasione per porgere cordiali saluti.
                                                                     


Aosta, 20 gennaio 2015.

venerdì 9 gennaio 2015

Non ci sono più scuse


  • Dopo la raccolta di 3300 firme per una petizione che fermasse il termovalorizzatore da 84000 t/a;
  • dopo la raccolta di 1500 firme che chiedevano di avviare la raccolta dell’umido;
  • dopo la raccolta di 11000 firme per uno studio autorevole ed indipendente che permettesse di scegliere con cognizione di causa se puntare sul trattamento a caldo o su quello a freddo;
  • dopo il referendum che ha bocciato il pirogassificatore da 64000 t/a;
  • dopo i lavori della Commissione Speciale per decidere le modalità del trattamento a freddo;
  • dopo lo studio di prefattibilità di Valeco;
  • dopo l’approvazione unanime da parte del Consiglio regionale degli indirizzi del nuovo piano di gestione;
  • dopo che il centro di Brissogne è divenuto inadeguato a trattare i rifiuti da mettere in una discarica che tra l’altro è prossima all’esaurimento;
  • dopo che il problema dei rifiuti valdostani è stato sviscerato ed analizzato da tutti i punti di vista da decine di tecnici ed esperti in occasione di audizioni, comizi e convegni;
  • dopo che molti Consiglieri regionali e l'Assessorato hanno potuto vedere con i loro occhi le esperienze virtuose fuori Valle;

NON CI SONO PIÙ SCUSE
è arrivato il momento di dar corso alla volontà dei cittadini valdostani facendo le cose bene e nel modo giusto!
    In questi anni di mobilitazione e di confronto abbiamo imparato che la cosa giusta per la conservazione dell’ambiente e delle risorse naturali, per il contenimento dell’inquinamento globale e locale, per la creazione di posti di lavoro e per la riduzione dei costi che i cittadini devono sostenere è intraprendere la strada verso Rifiuti Zero. Contrariamente a quello che dicono gli speculatori non si tratta di un sogno irrealizzabile ma semplicemente dell’unico percorso possibile.
Il nuovo piano di gestione dei rifiuti che i cittadini valdostani vogliono deve prevedere:
  • la separazione all’origine della frazione organica per produrre compost di qualità.
    I rifiuti organici devono essere trattati in loco incentivando il compostaggio domestico e/o quello collettivo di prossimità;
  • la raccolta porta a porta dei rifiuti deve essere attuata in tutti gli agglomerati urbani facilmente raggiungibili.
  • un sistema di identificazione delle utenze che consenta l’applicazione di tariffe personalizzate basate sulla quantità di rifiuti indifferenziati effettivamente prodotti;
  • la creazione di un circolo virtuoso che spinga chi gestisce la raccolta, a massimizzare i profitti provenienti dal riciclo minimizzando le spese di smaltimento; a tal fine chiediamo che i subATO gestiscano tutto il flusso dei rifiuti differenziati, dalla raccolta alla consegna degli stessi alle piattaforme CONAI. Valeco dovrebbe occuparsi esclusivamente dello smaltimento dei rifiuti indifferenziati.   
    Per ragioni di opportunità economica ed occupazionale la Valle d’Aosta dovrebbe dotarsi di un centro di raccolta e pre-trattamento dei rifiuti differenziati convenzionato con il CONAI. Al fine di contenere la movimentazione dei materiali differenziati che dovranno essere riciclati fuori regione, il centro dovrebbe essere posizionato allo sbocco della valle. In tale zona sono disponibili anche strutture industriali dismesse e manodopera disoccupata che potrebbero essere proficuamente utilizzati nella nuova attività. La prossimità con il confine regionale potrebbe essere sfruttata per ampliare il bacino servito dall’impianto ai comuni del Canavese.
  • la gestione della discarica di Brissogne deve essere pubblica al 100% e deve essere governata nel rispetto della legge e nell’esclusivo interesse della comunità;
  • la riorganizzazione degli attuali 9 subATO in un'unica autorità d’ambito. Ciò, oltre a consentire un considerevole risparmio di risorse permetterà anche di razionalizzare i servizi e di uniformare le tariffe.

    I nostri amministratori devono sapere che, indipendentemente dalle decisioni che vorranno prendere, il parametro che adotteremo per valutare le loro scelte, oltre all'effettiva virtuosità del piano, sarà la tariffa che gli utenti valdostani dovranno pagare.
    Se la tariffa sarà in linea con quelle in essere nelle realtà montane virtuose del Trentino, dell’Alto Adige e del Veneto, avranno tutto il nostro appoggio, in caso contrario non accetteremo scuse e chiederemo loro conto di quello che hanno fatto o omesso.

Il Comitato Si può fare
Aosta, 8 gennaio 2015.